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Se la genialità può essere intesa come la capacità di trasformare i sogni in realtà, di rendere possibile ciò che per tutti non lo è, di guardare al di là dell’orizzonte dove nessun altro riesce ad arrivare, allora nell’Olimpo dei geni possiamo certamente annoverare un grande innovatore come Pierre Jaquet Droz.
Un genio del tempo, nato e vissuto nel Settecento, in grado di dar vita a creazioni meravigliose, automi e orologi musicali preziosamente decorati che hanno incantato le corti reali d’Europa, portando la sua fama addirittura in Cina. Con una visione unica per i suoi tempi, fu il primo a insediare la sua manifattura a Ginevra puntando tutto sull’innovazione e sul perfezionismo sia tecnico che estetico, qualità proprie anche della sua personalità, come quella del viaggiatore elegante che si cuce a perfezione con il Secolo dei Lumi in cui egli visse. Questa filosofia d’insieme, questa
volontà di costruire oggetti capaci di mescolare l’eleganza con la promessa d’eternità tipica delle invenzioni più conosciute, ha continuato a vivere e viaggiare nel corso del tempo conservandosi intatta ancora oggi nei segnatempo
Jaquet Droz, che portano con onore il nome del loro primo inventore.
Pezzi d’arte che sposano lo stile, i contenuti e i preziosi decori alla ricchezza della cultura orologiera. La purezza dello smalto, la luce delle perle e delle pietre preziose, i quadranti realizzati su misura in pietra o in legno diventano elementi importanti che vanno ad aggiungersi alle complicazioni che Jaquet Droz realizza. Collezioni limitate che incarnano lo spirito esclusivo della manifattura e che rimane immutato ancor oggi anche dopo tre secoli dalla sua nascita. Tutto questo per rispondere all’iniziale ambizione di Pierre: abbattere le frontiere dell’arte orologiera.
A cominciare dal movimento, perché da oltre tre secoli Jaquet Droz riserva ai suoi segnatempo il meglio che l’innovazione tecnologica possa offrire in materia di orologeria.
I movimenti meccanici sono a carica automatica o manuale e su ogni platina viene inciso il trifoglio, firma segreta del fondatore della Manifattura. Ponti e platine decorati con il motivo “Côtes de Genève”, la massa oscillante in oro bianco 22 carati con il suo decoro solare, sono visibili attraverso il fondello trasparente della cassa.
Ogni pezzo è di per sé unico come unica è l’applicazione dello smalto “grand feu” realizzato interamente a mano giocando con la finezza delle polveri e la potenza delle fiamme. I maestri artigiani Jaquet Droz sono i soli a conoscere la formula che dona a queste opere il colore e la loro composizione unica. Tutto questo è estremizzato dal colore più difficile da realizzare: il nero. Affascinante e misterioso, il nero assoluto è il frutto di un’alchimia il cui segreto è gelosamente custodito. Così come la lavorazione dello smalto “paillonné”: la minuziosità dei motivi in oro depositati uno a uno su un fondo in smalto “flinqué” la cui magnificenza cromatica è sottolineata dal blu, caratteristica della Manifattura e della sua arte.
E poi ci sono i
giochi di colori, forme e materiali. Jaquet Droz magnifica i propri quadranti e li adorna con uno o più anelli in oro rifiniti interamente a mano. Il risultato di questo decoro è messo ancor più in evidenza dal colore blu delle lancette e delle viti, ottenuto attraverso il delicato processo di colorazione dell’acciaio. Per ottenere questo risultato l’artigiano che lavora l’acciaio utilizza una fiamma viva adattando con essa le forme e il colore della lancetta. Soltanto per mezzo della sua maestria riesce a riprodurre esattamente il blu tipico di Jaquet Droz.
Tecnologia e bellezza che si traducono anche nella sapiente armonia con cui gli orologi della manifattura svizzera vengono impreziositi da perle e pietre preziose per creare veri e proprio tesori al confine tra gioielleria e orologeria. L’arte del sertissage propria dei maestri di Jaquet Droz si esprime pienamente sui quadranti dei modelli Fleur du Temps dove la luce dell’oro sublima lo sfavillio dei diamanti, la cremisi dei rubini e il colore degli spessartines come zaffiri e smeraldi impeccabilmente tagliati rivelano splendore ed unicità.
Questa capacità di meravigliare è l’anima viva di Jaquet Droz, la prima cifra di lettura delle sue opere che sono un omaggio al tempo nella sua autenticità e nel suo affascinante mistero.
La Machine à Ecrire le Temps
Fin dalle origini della sua nascita, la Manifattura Jaquet Droz non ha mai cessato di sorprendere, di stupire. A partire dalla fine del 18° secolo, i suoi spettacolari automi – lo Scrivano, la Musicista e il Disegnatore – davano vita alla chimera dell’uomo artificiale. Il fascino fu immediato a Versailles, dove furono presentati a Luigi XVI e a Maria Antonietta, prima di fare il giro delle corti reali dell’Europa. Da allora, la filosofia della Manifattura resta immutata:
offrire il meglio per suscitare meraviglia in ogni istante. Un’esigenza incarnata sia dalla tecnica e dalle complicazioni orologiere più avanzate, sia dalle scelte estetiche. È questa eterna ricerca che ha portato Manuel Emch, presidente e direttore artistico di Montres Jaquet Droz, a immaginare con gli ingegneri e i maestri artigiani di La Chaux-de-Fonds la Machine à Ecrire le Temps. Questo progetto, intimamente legato al DNA del marchio, aveva un solo limite: raggiungere l’impossibile. Una performance di alta acrobazia tecnologica, sostenuta dallo spirito avanguardista, così come dal savoir-faire, della Manifattura. Preparatevi ad essere stupiti. Perché da Versailles a Basilea, Jaquet Droz ha mantenuto la sua promessa: infondere un pizzico di sogno e di imprevisto in tutte le sue creazioni.
I numeri di Piere Jaquet Droz